
Quando ero piccolo non mi piaceva il gorgonzola. Un poco per quell’odore di calzini sporchi che si spandeva per la cucina e un altro poco perché mi raccontavano della sua lavorazione. Non so se credere ai miei nonni o a wikipedia, ma allora credevo decisamente ai nonni che mi raccontavano che quell’ottimo formaggio, almeno sino a che non ci ha messo le mani l’Unione Europea, veniva trattato questa maniera :«si prendeva latte , caglio e quant’altro e poi se ne faceva un formaggio morbido che veniva accuratamente avvolto in carta stagnola e messo -nelle stalle- a passare qualche settimana sotto l’assito dove pisciavano i cavalli». Dopo quel trattamento, la stagnola serviva per fargli prendere l’odore e non la pipì, la ditta gli dava una ripulitine, gli metteva delle belle etichette dove mi pare ci fosse la testa i Cristoforo Colombo, ma non ne sono sicuro, quindi si mandava al negozio dove te lo compravi e potevi finalmente invadere la cucina di quel particolare aroma. Diventato più grande sono diventato un ammiratore del Gorgonzola. Ora –da quando ci ha messo le mani l’Europa- non più; perché pare che quelle strisce verdoline che io non sapevo fosse muffa naturale, adesso è finta. Come le tette della “topolona” cui un cameriere un po’ stronzo serve un gorgonzola che non puzza più.
Leggendo 

«facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, 




















