giovedì 2 agosto 2007

Perché la chiesa non paga l’ ICI ?

L’ICI è un’imposta sugli immobili. Riguarda proprietari, titolari di diritti d’usufrutto, d’abitazione, d’uso reale. Viene pagata ai Comuni. È una tassa nata nel 1992. Quando nacque, fu subito stilata una lista di esenzioni. Esentati da subito furono coloro che destinano l’immobile a usi “meritevoli”: ospedali, centri d’assistenza, scuole, spazi di ricezione. Da subito i Comuni protestarono per il fatto che la Chiesa Cattolica abusasse delle esenzioni, e non pagasse l’ICI neanche per gli spazi ‘non meritevoli’, grazie all’implicita idea che tutto ciò che è della Chiesa sia ‘meritevole’. Ma non così implicita, evidentemente, se è vero come è vero che nel 2004 una sentenza della Corte di Cassazione chiarì che l’esenzione dall’ICI poteva applicarsi solamente quando nell’immobile si svolga un’attività esplicitamente meritevole. Tanto per dire: un immobile di proprietà della Chiesa Cattolica, affittato ad una banca, non si capisce quale utilità abbia per la collettività e dunque non si capisce perché mai debba essere esentato dall’ICI. La sentenza della Cassazione fa dunque chiarezza. Nel marzo 2004.
Tuttavia. Nel 2005 il governo Berlusconi taglia la testa al toro e con una norma estende l’esenzione ICI anche agli immobili destinati a scopo commerciale, purché il proprietario dell’immobile non abbia natura commerciale. Una norma ad hoc per la Chiesa Cattolica, visto che gli enti ecclesiastici, a

secondo la Corte di Giustizia Europea una normativa in materia di aiuti di Stato si applica a qualsiasi soggetto che eserciti un’attività commerciale, senza privilegi per alcuno

differenza di onlus, associazioni, onlus e no-profit, godono di qualifica di enti non commerciali a vita, per legge. Il governo Berlusconi, per evitare la figura di baciaporpore, estese l’esenzione anche ad onlus, associazioni eccetera. Ma il succo della questione resta il seguente: la quasi totalità degli immobili esentati dall’ICI oggi sono di proprietà della Chiesa Cattolica.
Con il governo Prodi poco meglio. Anzi. Il decreto Bersani limita l’esenzione agli immobili in cui si svolgano attività di “natura non esclusivamente commerciale”. Peccato che sul codice civile italiano non esista tale categoria. E peccato anche che la Corte di Giustizia Europea sia chiara in materia: una normativa in materia di aiuti di Stato si applica a qualsiasi soggetto che eserciti un’attività commerciale, senza privilegi per alcuno. Il punto di vista della giurisprudenza europea infatti è cristallino e poco avvezzo ai sotterfugi italiani. Esso banalmente dice che dove c’è guadagno tramite commercio, poco importa chi sia a guadagnarci, il guadagno c’è e punto.
Secondo Carlo Pontesilli e Alessandro Nucara, giornalisti de IL SOLE 24 ORE che hanno scritto un articolo sull’argomento che ho qui cercato di sintetizzare, l’unica soluzione sarebbe appunto quella di seguire l’atteggiamento limpido della Corte Europea. Chi fa commercio, paga. E punto.

Da: http://www.gay.it/

Ascolta l’intervista a Carlo Pontesilli su radio Radicale

L’articolo di Curzio maltese su La Repubblica

Ligresti: Laurea non "assicurata"

V.A.R.

La non laureata La presidente di Fondiaria – Sai, terza assicuratrice italiana- non è riuscita a fare la polizza alla propria laurea “honoris causa”. Il Ministro Mussi la revoca, il Rettore la consegna egualmente e a festa finita il patatrac.
Questa volta papà non ce l’ha fatta e Jonella Francesca –presidente di Fondiaria – Sai- se volesse appendere il pezzo di carta nel lussuoso ufficio dovrà prima di tutto affrontare esami veri e superarli, magari con un misero diciotto; in caso contrario niente.
Il Ministro Mussi ha gelato la famiglia con una nota subito dopo la diffusione della notizia dell’avvenuto conferimento.
Il rettore a Torino sbraita sull’autonomia dell’Università –ma perché regalare lauree a politici, imprenditori e motociclisti ?- ma il ministro è irremovibile, quella laurea è da ritenersi nulla.
Ci spiace per Jonella: la festa, i fotografi, i baci di papà…
Ma un segno ci voleva. Non si può comprare tutto. Sarà soltanto un piccolissimo segno, ma è il benvenuto

Cesa, l’orgia del potere

VAR
Lorenzo Cesa Ha ragione Grillini, la questione Mele non può essere chiusa con un’autoassoluzione di partito e Casini che fa andare il “camioncino antidroga” nella piazza del Parlamento. A Claudia Fusani di la Repubblica che gli chiede se il caso sia chiuso risponde: “Direi proprio di no, per due ragioni. La prima di natura politica, la seconda di tipo tecnica. Quella politica è perché siamo di fronte a un clamoroso scandalo che segna la contraddizione tra il partito che fa dell’estremismo radicale la sua ragion d’essere e comportamenti quotidiani che vanno in direzione opposta. Voglio dire che l’Udc non può firmare progetti di legge proibizionisti e sessuofobi e poi organizzare coca-party con corredo di mignotte durante la notte”.

Non si può chiudere perché Cosimo Mele ha firmato, insieme a Cesa e Casini una proposta di legge che recita: Disposizioni per la pubblicità sull’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari” e da integralisti (cattolici fra l’altro) di tal fatta non si può né si deve sopportare tanta tracotanza. La parafrasi del film di Costa-Gravas non risulta fuori luogo e pertanto ci si deve augurare che la procura di Roma abbia la stessa inflessibilità del giudice istruttore del film (Jean Louis Trintignant) anche se –e il pessimismo nemmeno esso fuori luogo - ci porta a pensare che tutto finirà in un porto delle nebbie.

Il segretario dell’Udc, Cesa, ha accettato le dimissioni di Mele dal partito, ma alla maniera della “Casta” per quanto riguarda le dimissioni da deputato: «Questa diventa una decisione personale, perchè il vincolo di mandato non è legato al partito», anche se per il segretario dell’Udc non c’è dubbio: «Chi sbaglia dovrebbe pagare». Amen. Bellissimo quel “dovrebbe” ; il senso morale del segretario Cesa è largo quanto l’elastico delle mutande di un elefante.

Perché gli onorevoli lo fanno?

No ai pacs e no ai Dico perché rovinano la famiglia, ma per i suoi l’onorevole Cesa minimizza : « C’è molta polemica sugli stipendi dei parlamentari - ha peraltro affermato, en passant, il segretario dell’Udc - e invece andrebbero sostenuti perché conducano una vita serena. La vita del parlamentare è dura, comporta molti impegni, parlamentari ed esterni» E’ l’ Italia del doppio binario, l’Italia della “Casta” che spadroneggia e poi si salva con una ramanzina. “Niente di penalmente rilevante” è la solfa “ma io non la conoscevo” protesta l’onorevole (?) colto col biscotto nel caffellatte. Il fatto che ha mandato in bestia Casini e Govanardi sta nella firma che il Mele aveva posto sulla proposta di legge antidroga, capirai che figura, appena il marzo scorso! E dire che primo che il parlamentare facesse l’outing una deputatessa forzaitaliota Maura Burani procaccini aveva esclamato : “Per questi fatti non può esserci privacy: tanto più in questo momento, con un dibattito incentrato sul fenomeno droga in espansione. Essere parlamentare - conclude la Burani Procaccini - significa in parte rinunciare al diritto alla privacy”. Chissà –ci chiediamo- se ne sia rimasta sorpresa, amareggiata o sotto sotto soddisfatta dopo i dispetti dell’Udc al suo cavaliere.

A proposito, la Procura ha aperto un’indagine per fatti di droga